Il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta porta in Ucraina aiuti, presenza civile e occasioni di incontro. Al centro, la ricostruzione delle comunità e una proposta per il futuro dell’Europa: i Corpi Civili di Pace. UniBg OnAir è media partner del progetto.
Le guerre non distruggono soltanto edifici, strade e infrastrutture. Spezzano legami, interrompono percorsi di vita, allontanano persone e comunità e rendono più difficile perfino immaginare ciò che verrà dopo. È proprio da quel “dopo” — e dalla necessità di cominciare a costruirlo già mentre il conflitto è ancora in corso — che parte MEAN, Movimento Europeo di Azione Nonviolenta. Nato nel 2022 dall’incontro di numerose organizzazioni della società civile italiana ed europea, MEAN lavora in Ucraina attraverso missioni, interventi umanitari, relazioni con associazioni e istituzioni locali e iniziative di mobilitazione civile. Un progetto che prova a tradurre la parola pace in una pratica concreta: esserci, incontrare, ascoltare, sostenere.
Nonviolenza significa presenza – Nel lavoro di MEAN la nonviolenza non coincide con l’attesa o con l’equidistanza. Significa piuttosto scegliere di entrare in relazione con le comunità che vivono la guerra, sostenere la società civile ucraina e provare a costruire strumenti capaci di agire sulle conseguenze sociali del conflitto. Dal 2022 il Movimento ha organizzato numerose missioni in Ucraina, portando nel Paese attivisti, amministratori, rappresentanti dell’associazionismo, giornalisti e cittadini europei. Kyiv, Leopoli, Kharkiv, Brovary, Odesa: città diverse, accomunate dalla ricerca di un rapporto diretto con chi continua a vivere e lavorare sotto la pressione quotidiana della guerra. Accanto alle mobilitazioni ci sono gli interventi umanitari e i progetti rivolti alle comunità: dal sostegno sanitario e sociale agli incontri con università, associazioni, amministrazioni locali e realtà giovanili. Perché la pace, nella prospettiva del progetto, non comincia semplicemente quando smettono di sparare. Comincia quando è ancora possibile preservare relazioni, fiducia e capacità di costruire insieme.
Dall’Italia all’Ucraina, e ritorno – Una parte importante del lavoro di MEAN riguarda proprio la costruzione di legami tra la società civile europea e quella ucraina. In questi anni le missioni hanno creato occasioni di confronto con cittadini, giovani, studenti, associazioni e istituzioni. Un rapporto che non vuole ridurre l’Ucraina alla sola condizione di Paese in guerra, ma riconoscerne la vitalità culturale e civile e il desiderio di futuro. È una prospettiva che riguarda direttamente anche l’Europa. Nell’agosto 2026 MEAN è tornato in Ucraina con “Adesso, Odesa”, nuova mobilitazione civile internazionale realizzata insieme a realtà della società civile ucraina. Odesa è diventata in quell’occasione anche il luogo da cui rilanciare una delle proposte su cui il Movimento lavora da anni: la costituzione di Corpi Civili di Pace Europei.
Corpi Civili di Pace: preparare il “dopo” – L’idea è quella di dotare l’Unione europea, accanto agli strumenti diplomatici, politici e di sicurezza, di una capacità civile permanente per intervenire nelle aree attraversate dai conflitti. Persone adeguatamente formate che possano lavorare sul terreno nella prevenzione, nella mediazione, nella tutela dei diritti, nella ricostruzione delle relazioni tra comunità e nei processi di riconciliazione. Perché una guerra lascia dietro di sé molto più delle macerie visibili. Lascia famiglie separate, traumi, comunità divise, territori da ricostruire, istituzioni da rafforzare e soprattutto una fiducia che non ritorna automaticamente nel momento in cui cessano le ostilità. La proposta di MEAN è che l’Europa cominci a prepararsi anche a questo: non soltanto alla gestione della guerra, ma alla difficile costruzione della pace che viene dopo.
MEAN a Bergamo – Questo percorso passa anche da Bergamo. Tra le realtà del territorio che partecipano alle attività legate al progetto ci sono Incontra e Presente, impegnate in iniziative che intrecciano solidarietà, accoglienza, relazioni con le comunità e giustizia riparativa. È una dimensione locale che aiuta a capire la natura stessa di MEAN: una rete che mette in comunicazione azioni internazionali e territori, grandi questioni geopolitiche e relazioni quotidiane. La guerra può sembrare qualcosa che accade sempre altrove. Le sue conseguenze, però, arrivano anche nelle nostre città: attraverso le persone che accogliamo, le storie che incontriamo, le responsabilità che scegliamo — o non scegliamo — di assumerci.
UniBg OnAir, media partner di MEAN – Anche UniBg OnAir entra nella rete come media partner del progetto. Il compito della radio sarà innanzitutto quello che le è più proprio: ascoltare. Raccogliere testimonianze, incontrare chi partecipa alle missioni, conoscere le realtà italiane e ucraine coinvolte, dare spazio alle voci delle persone che la guerra non la osservano attraverso uno schermo ma la vivono ogni giorno. Non per ridurre una realtà complessa a uno slogan. Al contrario: per restituirle volti, esperienze, contraddizioni e domande. Perché raccontare una guerra significa anche sottrarla all’astrazione dei numeri e delle mappe. Significa ricordare che dietro ogni città nominata nei notiziari continuano a esserci persone che studiano, lavorano, costruiscono relazioni e provano a immaginare il proprio futuro. Conoscerle da vicino è un primo modo per non voltarsi dall’altra parte. E forse anche per capire che la pace non è semplicemente qualcosa che si aspetta. È qualcosa che si costruisce.
MEAN e UniBg OnAir. Dare voce alla pace, costruendola.