Le Techine

I primi anni di UniBg OnAir sono stati frenetici, magmatici, a volte isterici, spesso scomposti. Divertenti, sconfortanti, creativi. Mai banali e noiosi, ecco. Soprattutto, hanno prodotto materiali interessanti. Magari non perfetti, anzi certamente imperfetti, però preziosi in sé e nel documentare l’evoluzione del progetto, le sue ambizioni e le sue fatiche.

Tutto questo lavoro (dirette speciali, podcast più o meno avventati, interviste a protagonisti della vita culturale bergamasca, a ex studenti, a docenti dell’Università di Bergamo) rappresenta un piccolo patrimonio che giace inerte nell’archivio di UniBg OnAir. Incontri, dirette, programmi, un calderone di idee, di esperimenti creativi, umani, sociali. Da cui, un’intuizione.

Avete presente le Teche Rai, con il loro straordinario patrimonio storico e culturale, che rapisce lo spettatore, ne scatena l’entusiasmo con tanto di lacrimuccia? O se siete di indole più prosaica, avete presente il maiale, che non si butta niente? Ecco, il modello è più o meno quello. Quando le lezioni cedono il passo alle sessioni d’esame e gli studi di UniBg OnAir spengono le luci, quando il caldo estivo si fa insopportabile e ci si vorrebbe trasferire in una cella frigorifera (in compagnia, perché no, del maiale), è il momento delle Techine di UniBg OnAir. Che è come dire, un po’ le Teche della Rai ma con senso della misura, con la necessaria autoironia e modestia. Un omaggio alla storia nobile dei media e della cultura popolare italiana che strizza l’occhio al significato della parola latina techina, dal greco antico téchne: furberia, astuzia, raggiro o inganno. La Techina ci incanta, sembra nuova ma non lo è, ed è bello che non lo sia. Perché riciclare materiali non è solo astuto: è anche scelta responsabile. E poi la ribollita, lo sappiamo, è deliziosa.

Le Techine di UniBg OnAir: il meglio, e anche il peggio, di un modo appassionato, fors’anche scriteriato ma innegabilmente vitale, di vivere il proprio tempo, dentro e fuori le mura.

Un programma a cura di Nicola Betti e Mattia Lucchini

Grafica di Matteo Piazzalunga